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Riapertura graduatorie docenti Come funzionerà l’algoritmo per le supplenze?
Ogni anno si ripete la stessa scena: migliaia di docenti davanti al portale, preferenze inserite con la sensazione di aver giocato una partita complicatissima… e poi l’attesa del bollettino con la domanda che brucia: “Perché hanno nominato altri e io no?”.
La “riapertura delle graduatorie” (GPS) e la procedura informatizzata delle supplenze non sono solo passaggi amministrativi: per chi vive di supplenze sono il momento in cui un punteggio, una scelta di scuole e un algoritmo decidono dove (e se) lavorerà per mesi.
Nel 2026, però, la storia potrebbe cambiare in un punto chiave: il sistema dovrebbe smettere di “tagliare fuori” chi, nel primo giro, non trova posto sulle preferenze espresse. È il tema del ripescaggio, già evidenziato nel parere del CSPI sulla bozza di ordinanza.
Quando si parla di riapertura GPS si confondono spesso due piani:
- Il rinnovo/aggiornamento delle GPS (biennale): rientri in graduatoria, aggiorni titoli e servizi, cambi provincia, ti inserisci per la prima volta.
- La domanda annuale delle supplenze: è quella in cui “giochi” la partita vera, cioè indichi preferenze (scuole/distretti/comuni, a seconda delle opzioni) e disponibilità.
Senza domanda annuale, l’algoritmo non può assegnarti le supplenze al 31/08 e 30/06, perché lavora solo su chi ha espresso preferenze.
E qui entra il punto decisivo: l’algoritmo non “sceglie” in senso umano. Esegue una sequenza: scorre graduatoria, guarda le tue preferenze nell’ordine che hai scritto, e ti assegna la prima disponibilità compatibile. Se non trova nulla, passa al candidato successivo.
Semplice? In teoria sì. Nella pratica, no.
Immagina l’algoritmo come un enorme “matching” tra tre cose:
- i posti disponibili (che cambiano per tipologia: comune/sostegno; intero/spezzone; 31/08 o 30/06)
- la tua posizione in graduatoria (punteggio + eventuali precedenze)
- le preferenze che hai scritto (e l’ordine in cui le hai scritte)
Quando arriva il tuo turno, il sistema fa questo ragionamento:
“Hai chiesto prima la scuola A, poi la B, poi il distretto C.
Sulla scuola A c’è un posto che accetti? Se sì: assegnato.
Se no: controllo la B. Se no: controllo il distretto C… e così via.”
Quindi l’ordine delle preferenze non è un dettaglio: è letteralmente la strada che l’algoritmo percorre su di te. E infatti, anche nelle analisi tecniche sul 2026, si ribadisce che l’algoritmo “scorre la graduatoria in base al punteggio e all’ordine delle preferenze espresse”.
Per due motivi ricorrenti:
- Tu e chi ti sta “dietro” non avete chiesto le stesse cose.
Uno può ottenere una scuola che tu non hai indicato (o che hai indicato ma molto dopo), e quindi “sembra” che ti abbia scavalcato. - Il posto che tu vuoi può non esserci in quel preciso giro, ma può comparire dopo (per rinunce, rettifiche, spezzoni che diventano cattedre, ecc.).
Ed è qui che, fino a ieri, arrivava la parte più criticata.
Con l’impianto dell’OM 112/2022 (e l’uso che ne è stato fatto in molte province), se nel “tuo giro” non c’era nessuna disponibilità sulle preferenze espresse, potevi finire fuori dal gioco per il resto della procedura, con effetti simili a una “rinuncia” su ciò che non avevi indicato. Questo è stato alla base di polemiche e contenziosi: l’idea che “se non hai scritto tutto, allora hai rinunciato a tutto quello che non hai scritto” ha generato situazioni percepite come paradossali.
In altre parole: molti docenti, per paura di essere esclusi, hanno iniziato a riempire la domanda con preferenze amplissime, anche poco desiderate, solo per “restare in partita”.
La novità più importante che emerge dalla bozza e dal parere CSPI è questa: se in un turno non prendi nulla, non sei automaticamente “bruciato”. Potresti essere considerato nei turni successivi, se compaiono disponibilità coerenti con le preferenze che avevi espresso.
Il parere CSPI lo dice in modo molto chiaro: il ripescaggio serve a rimediare al trattamento non equo di chi veniva considerato rinunciatario “solo” perché non aveva indicato tutte le sedi.
Questa modifica, se resterà nella versione definitiva, cambia anche la strategia: non saresti più costretto a “sparare largo” per evitare l’esclusione. Orizzonte Scuola sintetizza proprio così la logica: indicare le sedi davvero gradite, senza penalizzazioni, e rientrare quando si liberano posti compatibili.
Se tu hai messo solo 20 scuole che puoi raggiungere davvero, e al primo giro lì non c’è nulla, prima rischiavi di essere tagliato fuori mentre poi magari a settembre/ottobre si libera proprio una di quelle scuole (rinuncia, rettifica, sdoppiamento, ecc.).
Con il ripescaggio, invece, l’idea è: “non ti ho trovato nulla oggi, ma non ti cancello dal radar: se domani si libera qualcosa che hai chiesto, torno a considerarti.”
Un altro punto poco capito: l’algoritmo non è sempre un unico “colpo”. Possono esserci più turni durante l’anno, anche numerosi.
Questo dipende dal fatto che le disponibilità non sono statiche: rinunce, correzioni, nuove autorizzazioni, spezzoni, completamenti… il quadro si muove.
E proprio per questo il ripescaggio è una svolta: rende quei turni successivi più sensati anche per chi non ha ottenuto nulla al primo giro.
Nel parere CSPI viene evidenziata anche una linea molto pratica: favorire la costruzione del maggior numero possibile di posti-orario aggregando spezzoni, privilegiando cattedre più consistenti.
Tradotto: meno “briciole” sparse e più possibilità di avere un incarico con un orario dignitoso (o un completamento più immediato).
Qui la norma resta severa: rinunciare a una supplenza assegnata (o non prendere servizio) può comportare sanzioni pesanti per l’anno scolastico di riferimento, limitando la possibilità di ottenere altre supplenze da GAE/GPS (e, in certe condizioni, anche da graduatorie di istituto).
Quindi sì: il ripescaggio aiuta se non ottieni nulla; ma se ottieni e poi rinunci, entri in un altro capitolo.
La riapertura GPS 2026 non è solo “aggiornare titoli”: è l’avvio di un sistema di assegnazioni dove l’ordine delle preferenze è decisivo e dove, per la prima volta, potrebbe essere superata la logica punitiva del “un giro e poi basta”. Il ripescaggio serve proprio a questo: rendere l’algoritmo più aderente al punteggio e meno dipendente da un singolo momento in cui, magari, le tue scuole non erano disponibili.
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