NOTIZIE - PERSONALE SCUOLA DOCENTI E ATA
Allattamento a rischio per docenti e ATA Quando spetta e come richiedere l’interdizione dal lavoro
Dopo la maternità, il rientro a scuola deve avvenire in condizioni di sicurezza. Se le mansioni espongono la lavoratrice o il bambino a rischi e non è possibile assegnare attività compatibili, può essere disposta l’interdizione dal lavoro fino al settimo mese dopo il parto.
È una tutela spesso chiamata “allattamento a rischio”, che riguarda anche le lavoratrici della scuola. Il riconoscimento richiede una valutazione concreta delle attività svolte: essere docente o appartenere al personale ATA non dà automaticamente diritto all’astensione. Il riferimento è il D.Lgs. 151/2001, in particolare gli articoli 7, 11, 12 e 17.
Che cosa significa “allattamento a rischio”?
L’espressione indica comunemente l’interdizione post partum per mansioni o condizioni di lavoro pregiudizievoli alla salute della madre e del bambino.
La scuola deve innanzitutto verificare se può eliminare l’esposizione, modificando le condizioni o l’orario di lavoro oppure assegnando mansioni sicure. Quando queste soluzioni risultano impraticabili, interviene l’Ispettorato territoriale del lavoro con il provvedimento di interdizione.
Quali situazioni possono interessare docenti e personale ATA?
La valutazione deve considerare il Documento di valutazione dei rischi, le mansioni effettive e l’ambiente di lavoro. Nel contesto scolastico, possono richiedere attenzione:
- il sollevamento o la movimentazione di bambini, persone o carichi;
- l’esposizione ad agenti biologici;
- l’impiego di sostanze chimiche nelle pulizie o nei laboratori;
- le attività di assistenza che comportano sforzi fisici;
- situazioni con un rischio concreto di urti o aggressioni.
Si tratta di esempi da verificare caso per caso. I rischi rilevanti in gravidanza non coincidono necessariamente con quelli che giustificano la tutela dopo il parto. Non basta, quindi, richiamare genericamente il lavoro a contatto con gli alunni.
Fino a quando può durare?
L’interdizione post partum può essere riconosciuta fino al compimento del settimo mese di vita del bambino, secondo il periodo indicato nel provvedimento.
Non si tratta di sette mesi aggiuntivi rispetto al congedo di maternità: il limite si calcola dalla nascita. La domanda per questa tutela va presentata dopo il parto.
Come richiederla: i passaggi da seguire
- Presentare una comunicazione scritta al dirigente scolastico.
La lavoratrice comunica la nascita e chiede la verifica della compatibilità delle mansioni con la tutela post partum. È opportuno far protocollare la richiesta e conservare la ricevuta. - Richiedere la valutazione delle attività svolte.
La scuola deve individuare i rischi e le misure necessarie per evitarli, verificando anche la possibilità di assegnare attività compatibili. - Inoltrare l’istanza all’Ispettorato competente.
La richiesta deve essere presentata dal datore di lavoro. È competente l’ufficio individuato in base alla provincia del luogo di lavoro.
Sul sito dell’Ispettorato nazionale del lavoro sono disponibili il modulo INL 11, per il datore di lavoro. Occorre seguire le modalità di trasmissione indicate dall’ufficio territoriale.
Quali documenti servono?
La documentazione comprende, secondo le indicazioni INL:
- l’istanza compilata e il documento d’identità del richiedente;
- la certificazione o autocertificazione della nascita;
- l’indicazione delle mansioni svolte;
- gli elementi sui rischi, anche attraverso lo stralcio pertinente del DVR;
- la dichiarazione del datore di lavoro che motivi l’impossibilità di assegnare mansioni alternative sicure.
L’ufficio può richiedere integrazioni. È quindi utile preparare una domanda completa e una descrizione precisa delle attività effettive.
Si può restare a casa appena presentata la domanda?
La sola presentazione dell’istanza non autorizza l’assenza. L’INL precisa che l’interdizione decorre dalla data di adozione del provvedimento, da emanare entro sette giorni dalla ricezione della documentazione completa. Nel frattempo, la scuola deve adottare le misure necessarie per evitare l’esposizione ai rischi. È opportuno attivare la procedura per tempo, prima del rientro previsto.
Qual è la differenza rispetto ai permessi per allattamento?
I riposi giornalieri sono una tutela distinta: nel primo anno di vita del bambino consentono, ordinariamente, due ore di riposo con un orario giornaliero di almeno sei ore oppure un’ora con un orario inferiore. L’interdizione post partum comporta invece l’astensione dal lavoro per i rischi accertati.
Per avviare correttamente la richiesta, il primo passo è dunque comunicare formalmente con la scuola, ottenere la valutazione delle mansioni e utilizzare la modulistica ufficiale dell’Ispettorato.
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