NOTIZIE - PERSONALE SCUOLA DOCENTI E ATA
Record di procedimenti disciplinari a scuola Aumenta il contenzioso tra dirigenza e personale
Nel comparto scuola restano elevati i procedimenti disciplinari a carico del personale. Nel 2025 risultano stati avviati 2.689 fascicoli nelle istituzioni scolastiche: un dato che conferma un clima di crescente formalizzazione dei conflitti tra amministrazione, dirigenti scolastici, docenti e personale ATA.
La scuola italiana vive una stagione sempre più segnata dal contenzioso interno. Non si tratta soltanto di singoli episodi disciplinari, ma di un fenomeno più ampio: rapporti di lavoro irrigiditi, comunicazioni spesso trasformate in contestazioni formali, clima organizzativo appesantito e ricorso sempre più frequente agli strumenti giuridici per risolvere tensioni che, in molti casi, nascono dentro la quotidianità scolastica.
Il dato più significativo, però, non riguarda soltanto il numero dei procedimenti avviati ma di quelli archiviati e di quelli che hanno portato ad una sanzione. Quasi un procedimento concluso su tre non ha portato a una sanzione ma ad una semplice archiviazione.
Questo elemento deve far riflettere. Quando una quota così rilevante di procedimenti si chiude senza sanzione, il problema non può essere letto solo in termini di “disciplina”. Occorre interrogarsi anche sulla qualità delle istruttorie, sulla fondatezza delle contestazioni, sul rispetto delle garanzie procedurali e sul rischio che lo strumento disciplinare venga utilizzato come risposta impropria a conflitti organizzativi, relazionali o sindacali.
Sul piano normativo, il CCNL Istruzione e Ricerca 2019-2021 individua le sanzioni disciplinari applicabili, dal rimprovero verbale e scritto fino alla sospensione dal servizio e al licenziamento. Lo stesso contratto richiama l’articolo 55-bis del decreto legislativo 165/2001 per competenze, forme, termini e obblighi del procedimento disciplinare.
Un punto centrale è il principio di proporzionalità. Il codice disciplinare contrattuale stabilisce che la sanzione debba essere graduata in base alla gravità della mancanza, all’intenzionalità del comportamento, al grado di negligenza, al danno causato, alle circostanze aggravanti o attenuanti e, nel caso della scuola, anche all’eventuale coinvolgimento di minori affidati alla vigilanza del dipendente.
Per il personale docente, inoltre, resta decisivo il confine tra responsabilità disciplinare e libertà di insegnamento. Il CCNL prevede espressamente che l’esercizio del potere disciplinare debba essere rivolto alla repressione di condotte antidoverose e non possa sindacare, neppure indirettamente, la libertà di insegnamento. È una garanzia fondamentale, soprattutto in una fase in cui il lavoro docente è sempre più esposto a pressioni esterne, conflitti con le famiglie, uso dei social, valutazioni informali e tensioni interne alla comunità scolastica.
Il rischio, oggi, è che il procedimento disciplinare diventi il luogo in cui esplodono problemi che la scuola non riesce più a gestire con gli strumenti ordinari del confronto professionale: carichi di lavoro crescenti, carenze di organico, comunicazione interna fragile, sovrapposizione di responsabilità, rapporto complesso tra dirigenza e collegialità.
Per questo il tema non può essere ridotto alla contrapposizione tra “dirigenti che sanzionano” e “personale che contesta”. La questione è più profonda: riguarda il modello di governance delle scuole, la formazione dei dirigenti sulla gestione del personale, la tutela dei lavoratori, il rispetto delle procedure e la necessità di prevenire i conflitti prima che diventino fascicoli disciplinari.
Dal punto di vista del personale scolastico, ogni contestazione disciplinare va affrontata con attenzione: verificare i termini, chiedere accesso agli atti, predisporre memorie difensive, farsi assistere da un rappresentante sindacale o da un legale, evitare risposte impulsive e pretendere il rispetto pieno del contraddittorio. Una contestazione disciplinare non equivale a una colpevolezza accertata: è l’avvio di un procedimento che deve essere motivato, proporzionato e correttamente istruito.
La crescita del contenzioso tra dirigenza e personale è quindi un campanello d’allarme. Una scuola che moltiplica procedimenti, ricorsi e contrapposizioni rischia di perdere energie preziose, sottraendole alla didattica, all’organizzazione e alla qualità del lavoro.
La disciplina è necessaria quando vi sono condotte realmente rilevanti. Ma una buona amministrazione scolastica non si misura dal numero di procedimenti avviati: si misura dalla capacità di garantire legalità, equilibrio, prevenzione dei conflitti e rispetto della dignità professionale di tutte le componenti della comunità educante.
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