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Elenchi regionali per immissioni in ruolo docenti Chi potrà partecipare?
Dal 2026/2027 il sistema di reclutamento dei docenti avrà un nuovo canale “residuale”: gli elenchi regionali. La novità nasce con l’introduzione del comma 3-ter all’articolo 399 del Testo unico della scuola, inserito dal decreto-legge 45/2025 convertito nella legge 79/2025. La norma prevede che da questi elenchi si possa attingere solo dopo l’esaurimento delle graduatorie dei concorsi docenti banditi ai sensi dell’articolo 59, comma 10, del DL 73/2021. A febbraio 2026 un ulteriore intervento normativo ha anche chiarito che l’ordine interno degli elenchi deve tener conto del criterio cronologico dei concorsi e dei punteggi ottenuti nelle prove scritte e orali.
In questa fase, il quadro operativo più dettagliato emerge dallo schema di decreto ministeriale per l’anno scolastico 2026/2027, trasmesso al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione e oggetto di parere nella seduta del 16 marzo 2026. È quindi da questo testo che arrivano le indicazioni più concrete su destinatari, modalità di domanda e funzionamento degli elenchi.
Chi potrà partecipare, dunque? Secondo lo schema di decreto, potranno presentare domanda i candidati che rispettano contemporaneamente tre condizioni: aver partecipato a una procedura concorsuale per posto comune o sostegno bandita dal 1° gennaio 2020 in poi per infanzia, primaria o secondaria; aver conseguito almeno il punteggio minimo previsto per il superamento della prova orale, fissato in almeno 70 punti; non essere già titolari di un contratto a tempo indeterminato né di un contratto a tempo determinato finalizzato al ruolo. Per le classi di concorso della secondaria in cui è prevista la prova pratica nell’ambito dell’orale, il punteggio di riferimento è dato dalla media aritmetica tra prova pratica e colloquio.
Le procedure interessate, indicate espressamente nello schema, sono quelle bandite con i decreti dipartimentali n. 498 e n. 499 del 21 aprile 2020, comprese le classi di concorso del DD n. 826/2021; il DD n. 252 del 31 gennaio 2022; il DD n. 1330 del 4 agosto 2023; i DD n. 2575 e n. 2576 del 6 dicembre 2023; i DD n. 3059 e n. 3060 del 10 dicembre 2024. Un altro requisito decisivo riguarda i tempi di pubblicazione della graduatoria: deve essere stata pubblicata entro il 31 agosto 2025 oppure tra il 1° settembre e il 10 dicembre 2025, nei casi previsti dalla disciplina speciale sulle assunzioni.
Sul piano pratico, ciascun aspirante potrà partecipare per ciascuna procedura concorsuale per cui ha titolo, ma scegliendo una sola regione di destinazione. Se un candidato ha maturato il diritto all’iscrizione in più procedure relative alla stessa classe di concorso o tipologia di posto, la sua posizione nell’elenco sarà determinata guardando alla procedura temporalmente precedente. La domanda dovrà essere presentata in via telematica attraverso il Portale Unico del reclutamento, a partire dalle ore 9 del giorno di pubblicazione dell’avviso e fino alle 23.59 del diciannovesimo giorno successivo.
Un elemento importante è che gli elenchi regionali non sostituiscono le graduatorie ordinarie, ma entrano in gioco solo dopo il loro esaurimento. Inoltre, all’interno di ogni elenco, gli aspiranti saranno ordinati prima in base alla cronologia della procedura concorsuale e poi, per i candidati appartenenti alla stessa procedura, in base alla somma dei punteggi riportati nella prova scritta e nella prova orale. L’accettazione di un contratto a tempo indeterminato o di un contratto a tempo determinato finalizzato al ruolo comporterà l’immediata cancellazione da tutti gli elenchi regionali in cui l’aspirante risulta inserito.
La vera risposta alla domanda “chi potrà partecipare?” è quindi questa: non tutti i precari, ma solo coloro che hanno già superato la soglia minima dell’orale in uno dei concorsi ordinari interessati, non sono già stabilizzati e rientrano nelle procedure e nelle finestre temporali previste. Per molti idonei si tratta di una corsia aggiuntiva verso il ruolo; per l’amministrazione, invece, è uno strumento pensato per coprire più rapidamente i posti rimasti vacanti quando le graduatorie principali non bastano più.
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