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Riapertura graduatorie docenti Come scegliere la provincia con maggiori possibilità
Con la riapertura delle GPS per il biennio 2026/2028, la scelta della provincia torna a essere uno dei passaggi più delicati per chi punta a ottenere una supplenza. Le Graduatorie provinciali per le supplenze hanno validità biennale e, nella procedura attuale, la domanda si presenta in un’unica provincia: una decisione che quindi pesa per due anni scolastici. Per il 2026/28, la finestra per presentare l’istanza è stata aperta dal 23 febbraio 2026 fino al 16 marzo 2026, nell’ambito dell’ordinanza ministeriale n. 27 del 16 febbraio 2026.
La domanda non riguarda solo l’inserimento o l’aggiornamento del punteggio, ma anche una scelta strategica: capire dove ci sono più possibilità reali di convocazione. E qui è bene chiarirlo subito: non esiste una provincia “migliore” in assoluto. Esiste, piuttosto, la provincia più favorevole per il proprio profilo, per la propria classe di concorso e per il proprio punteggio.
Il primo errore da evitare è scegliere seguendo il passaparola. Una provincia che l’anno scorso ha offerto molte nomine potrebbe non essere automaticamente la migliore anche quest’anno, soprattutto se attira un numero elevato di candidati. La valutazione va fatta incrociando almeno tre elementi: il proprio punteggio, la classe di concorso o tipologia di posto, e l’andamento delle supplenze nella provincia presa in esame.
Il punto di partenza, quindi, è sempre personale: bisogna chiedersi con quale “forza” si entra in graduatoria. Un aspirante con un punteggio alto può permettersi di guardare anche a province più richieste; chi ha un punteggio medio o basso, invece, dovrebbe orientarsi su territori dove la concorrenza è meno intensa o dove, storicamente, si registrano più disponibilità residue. Non basta dire “vado in una grande città perché ci sono più scuole”: nelle province più note, infatti, aumenta spesso anche il numero dei candidati.
Per scegliere bene, conviene analizzare i dati pubblicati dagli Uffici scolastici provinciali negli ultimi anni. I documenti più utili sono i bollettini delle nomine, gli avvisi sulle disponibilità, gli scorrimenti delle graduatorie e gli eventuali interpelli. Sono questi atti a far capire se una graduatoria si esaurisce rapidamente, se restano posti vacanti, se si arriva a convocare candidati con punteggi più bassi oppure se la competizione resta molto alta fino in fondo.
Un altro aspetto decisivo riguarda la specifica classe di concorso. La provincia “buona” per infanzia o primaria potrebbe non esserlo affatto per una classe della secondaria, e viceversa. Lo stesso vale tra posto comune e sostegno. Per questo motivo, copiare la scelta di altri candidati è quasi sempre un errore: ogni provincia va letta in relazione al proprio profilo professionale.
Conta molto anche la differenza tra possibilità teorica e possibilità concreta. Ottenere una convocazione in una provincia lontana può sembrare vantaggioso sulla carta, ma diventa poco sostenibile se comporta affitti elevati, spostamenti complessi o tempi di viaggio incompatibili con una presa di servizio rapida. La provincia giusta non è solo quella dove si viene chiamati più facilmente, ma quella dove si può davvero lavorare con continuità.
C’è poi un elemento spesso sottovalutato: la scelta delle scuole per le graduatorie di istituto. Nella procedura GPS 2026/28 si possono indicare fino a 20 scuole per ciascuna classe di concorso o tipologia di posto, mentre le cosiddette “150 preferenze” per le supplenze annuali e fino al termine delle attività didattiche si compileranno in una fase successiva, separata, generalmente estiva. Questo significa che la provincia va valutata non solo in ottica GPS, ma anche pensando a quanto può essere utile una buona rete di scuole per le supplenze brevi e temporanee.
In pratica, una scelta intelligente dovrebbe seguire un metodo semplice. Prima si selezionano tre o quattro province possibili. Poi si confrontano i dati degli ultimi due anni: numero di disponibilità, frequenza degli interpelli, rapidità di esaurimento delle graduatorie, possibilità di supplenze da graduatorie di istituto. Infine si aggiunge una valutazione logistica: costo della vita, collegamenti, distanza da casa e disponibilità a spostarsi anche su più sedi.
Un criterio utile è costruire una piccola tabella comparativa, assegnando un punteggio a ciascuna provincia su cinque voci: possibilità di nomina, concorrenza stimata, numero di scuole raggiungibili, costo di permanenza e sostenibilità degli spostamenti. In questo modo la scelta smette di essere emotiva e diventa più razionale.
In sintesi, scegliere la provincia con maggiori possibilità non significa inseguire la voce del momento, ma leggere i numeri e conoscere bene il proprio posizionamento. La provincia migliore è quella in cui domanda e offerta si incrociano nel modo più favorevole per il singolo candidato. Ed è proprio su questo equilibrio — tra punteggio, classe di concorso, disponibilità di posti e sostenibilità personale — che si gioca una parte decisiva della strategia per il prossimo biennio.
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