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Decreto sui percorsi abilitanti: al via i bandi Si punta a chiudere entro il 30 giugno. Ecco perché
Con la pubblicazione dei decreti che autorizzano posti e criteri di accesso, i percorsi abilitanti per l’anno accademico 2025/2026 entrano finalmente nella fase operativa: gli atenei (e le istituzioni AFAM) possono mettere online i bandi di ammissione e avviare le iscrizioni. Il punto chiave, però, non è solo “partire”: è correre. L’obiettivo dichiarato è arrivare alla conclusione dei percorsi entro il 30 giugno 2026, una data che non è scelta a caso ma incastrata con le scadenze del reclutamento e soprattutto con l’aggiornamento delle graduatorie.
Il quadro si regge su due atti principali del Ministero dell’Università e della Ricerca:
- DM n. 138 del 27 gennaio 2026: autorizza i posti per i percorsi accreditati e indica le modalità di selezione (in caso di domande superiori ai posti disponibili).
- DM n. 137 del 26 gennaio 2026: definisce la riserva di posti e le regole di accesso per alcuni profili (in particolare i docenti con servizio).
Sul piano pratico significa una cosa: da qui in avanti il “motore” sono i bandi dei singoli atenei, che stabiliscono calendari, procedure di domanda, costi e dettagli organizzativi.
La struttura dei percorsi è definita dal DPCM 4 agosto 2023 pubblicato in Gazzetta Ufficiale, che ha messo a sistema la formazione iniziale dei docenti collegandola agli obiettivi PNRR.
In estrema sintesi:
- Percorso da 60 CFU/CFA: è il percorso “pieno” di formazione iniziale/abilitazione per chi deve conseguire l’abilitazione.
- Percorsi da 30 CFU/CFA: previsti in più casi (ad esempio per chi ha determinati requisiti di servizio o per specifiche procedure), e spesso collegati a quote riservate.
- Percorso da 36 CFU: è un percorso “di completamento” per chi ha già i 24 CFU conseguiti entro il 31 ottobre 2022 (previsto espressamente dal DPCM).
I dettagli operativi (quali classi di concorso, quanti posti per sede, requisiti puntuali e titoli valutabili) si trovano nei bandi e negli allegati ai decreti.
Qui arriva una delle regole più “stringenti” introdotte/rafforzate dai decreti: per la stessa classe di concorso puoi presentare domanda in una sola istituzione. Se le richieste superano i posti autorizzati, l’accesso avviene tramite graduatoria di merito, costruita secondo criteri indicati negli allegati ministeriali (titoli/servizio).
In parallelo, il DM 137 fissa anche la cornice delle quote riservate: per l’a.a. 2025/26 è prevista una riserva del 45% dei posti (per i percorsi interessati) a favore di chi ha almeno tre anni di servizio negli ultimi cinque, con almeno un anno “specifico”, e di chi ha sostenuto la prova del concorso straordinario bis; dentro quella riserva, un 5% è destinato a chi ha contratti nei percorsi regionali di istruzione e formazione professionale.
La corsa contro il tempo non nasce da un vezzo burocratico: serve a non perdere la finestra utile per le graduatorie provinciali per le supplenze (GPS).
I percorsi devono chiudersi entro il 30 giugno 2026 per consentire agli aspiranti di inserirsi nell’aggiornamento delle GPS anche inizialmente “con riserva”, riserva che poi verrebbe sciolta nei primi giorni di luglio una volta conseguita l’abilitazione. In sostanza: se il titolo arriva dopo, rischia di non essere spendibile in tempo nella tornata di aggiornamento.
Detto ancora più chiaramente: 30 giugno è la soglia che permette di trasformare il percorso abilitante in un titolo “utilizzabile subito” nel ciclo delle graduatorie e, a cascata, nelle supplenze e nelle procedure collegate.
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