NOTIZIE - PERSONALE SCUOLA DOCENTI E ATA
Percorsi abilitanti: previsti 50 mila posti Il numero di domande sarà da record
La partita dell’abilitazione all’insegnamento è entrata nella sua fase più delicata: i percorsi abilitanti da 30, 36 e 60 CFU/CFA (previsti dal nuovo impianto di formazione iniziale) stanno diventando, di fatto, il passaggio obbligato per restare competitivi nel reclutamento e nelle graduatorie. La sensazione diffusa tra aspiranti docenti e precari è chiara: chi rimanda rischia di restare escluso dall’insegnamento.
Nei mesi in cui il sistema è decollato, la programmazione complessiva ha indicato una platea ampia: il Ministero dell’Università aveva validato 1.510 proposte di corsi (tra Università e AFAM).
Attenzione però: i numeri non sono “una quota fissa” uguale ogni anno. Per esempio, per l’avvio 2023/24 sono stati indicati 51.753 posti autorizzati e regole di riserva e accesso ben precise.
Per il terzo ciclo 2025/26, invece, il quadro è in movimento: il MUR ha chiesto agli atenei di caricare l’offerta formativa, ma i posti per classe di concorso e università saranno definiti con un decreto dedicato. Il numero previsto di posti disponibili si attesta sulle 50 mila unità.
Domande “da record”: perché la pressione sarà altissima
Il motivo non è solo il numero di candidati, ma la combinazione esplosiva di tre fattori:
- Posti programmati + selezione
Quando le domande superano i posti disponibili, scatta la selezione per titoli e servizio (con valutazione di percorso di studi, media, titoli aggiuntivi, certificazioni; e in caso di parità può contare anche l’età). - Vincoli sulle domande (non “tento ovunque”)
Il decreto impone un vincolo pratico pesantissimo: presentata domanda in un ateneo, non ci si può spostare altrove per lo stesso anno accademico sulla stessa classe di concorso; e se non si rientra nei posti, spesso si deve attendere il ciclo successivo. - Scadenze che si incastrano con GPS e reclutamento
Per il ciclo 2025/26 l’avvio è indicato come gennaio 2026, con conclusione entro il 30 giugno 2026, proprio per arrivare in tempo utile all’aggiornamento delle graduatorie (anche con riserva).
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