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Pochissime assunzioni di docenti senza abilitazione Confermate le tesi Asset. Cosa sta succedendo?
Nel 2025 il reclutamento scolastico italiano si sta riallineando intorno all’abilitazione: i canali di assunzione che consentivano l’ingresso (o la permanenza) ai non abilitati si stanno riducendo alle sole eccezioni transitorie legate al PNRR. Di fatto, le nuove procedure privilegiano o richiedono l’abilitazione (o, quantomeno, i 30 CFU del nuovo sistema), e questo spiega perché le assunzioni di docenti senza abilitazione siano oggi residuali. È il quadro che Asset Scuola denuncia da settimane: “nuovo concorso soltanto per docenti abilitati”, “flop” sul sostegno, rischio di esclusione dei precari storici. Molti elementi di questo allarme trovano riscontro nelle novità normative e operative di queste settimane.
Cosa sta succedendo (con date e norme alla mano)
1) L’abilitazione torna il baricentro del sistema.
Con il D.M. MUR n. 156 del 24 febbraio 2025 sono stati definiti i percorsi universitari da 60, 36 e 30 CFU che compongono il nuovo schema di formazione/abilitazione: i 60 CFU per l’abilitazione piena; i 30/36 CFU come percorsi di completamento post-concorso o per specifiche platee. Questo consolida l’abilitazione come requisito chiave, riducendo lo spazio strutturale per chi non la possiede.
2) PNRR3 in arrivo: maxi concorso con circa 58.000 posti, ma il canale “senza abilitazione” è stretto.
Il nuovo concorso PNRR3 è dato in uscita tra fine ottobre e dicembre 2025 con graduatorie pronte entro giugno 2026. I requisiti di accesso restano ancorati al quadro dei DM 205/206/2023: si può concorrere con abilitazione; con laurea + 3 anni di servizio; oppure con iscrizione ai percorsi abilitanti (in certi casi con riserva). In ogni caso, l’abilitazione pesa anche sul punteggio. Tradotto: chi non è abilitato può ancora entrare solo in nicchie regolamentate e temporanee, non più come canale ordinario.
3) I vincitori PNRR senza abilitazione sono assunti “a termine” e poi devono abilitarsi.
Per i vincitori non abilitati delle tornate PNRR 2024/25 e 2025/26 il modello è chiaro: contratto a TD e obbligo di conseguire i CFU mancanti per l’abilitazione entro le scadenze fissate (nelle ultime informative, entro il 31 gennaio 2026 per chi partecipa con riserva). Solo dopo si passa alla conferma in ruolo. È un canale transitorio, non strutturale, e spiega perché le “assunzioni senza abilitazione” appaiano oggi poche.
4) GPS: niente nuove iscrizioni in II fascia per il 2025/26.
La seconda fascia GPS (tradizionale bacino dei non abilitati) non si riapre nel 2025/26: si poteva solo aggiungere il titolo alla I fascia tramite elenchi aggiuntivi. Anche questo restringe l’imbuto per chi non è abilitato e incide su supplenze “lunghe” e opportunità di stabilizzazione.
5) Percorsi abilitanti: 75.000 posti e riserve per i precari.
Per reggere il nuovo modello, sono stati programmati 75.000 posti nei percorsi abilitanti (con riserva 45% per chi ha 3 anni di servizio negli ultimi 5): segnale evidente che il legislatore vuole portare il maggior numero possibile di docenti verso l’abilitazione e chiudere gradualmente le scorciatoie.
Le tesi di Asset e quanto sono (di fatto) confermate
- “Si assume quasi solo chi è abilitato”: come linea di tendenza, è vero. Il PNRR3 premia l’abilitazione, e dove consente l’accesso senza, lo fa in via eccezionale o “con riserva/integrazione” dei CFU, con successivo obbligo di abilitarsi per la conferma. Non è un divieto assoluto ai non abilitati, ma il canale stabile è quello dell’abilitazione.
- “Flop sul sostegno, posti scoperti e poche immissioni in ruolo”: la denuncia di Asset sul 2025 parla di poche assunzioni al Nord e zero al Sud. È una lettura sindacale, ma il fatto che il Ministero spinga un grande concorso con forte quota sostegno e chiuda le porte alla seconda fascia (non specializzati) indica che il tema scoperture/qualifiche è reale e si vuole affrontarlo stabilmente via specializzazione/abilitazione, non con innesti non abilitati.
- “Concorso solo per abilitati”: la formula è slogan più che norma letterale. In concreto, il PNRR3 consente accessi alternativi (laurea+servizio; riserve per iscritti ai percorsi), ma incentiva e premia chi è già abilitato e obbliga comunque tutti gli altri a completare l’abilitazione prima della conferma. L’esito pratico, per chi guarda ai numeri di assunzioni immediate “senza abilitazione”, è coerente con la tesi: sono poche e non strutturali.
Perché vediamo “pochissime assunzioni di non abilitati”
- Requisiti e punteggi spostano l’ago: l’abilitazione conta per accedere e conta nel punteggio.
- Canali transitori in esaurimento: le finestre PNRR per non abilitati prevedono comunque l’abilitazione entro termini ravvicinati.
- GPS II fascia chiusa: meno platea “non abilitata” disponibile per supplenze al 31/08 e meno chance di stabilizzazione “indiretta”.
- Pressione su qualità e continuità: dopo anni di ricorso massiccio alle supplenze, l’obiettivo politico-amministrativo è stabilizzare con docenti abilitati e specializzati.
Cosa significa, in pratica, per i diversi profili
- Se sei già abilitato/a: il PNRR3 è la tua corsia preferenziale, anche in termini di punteggio.
- Se hai laurea + 3 anni di servizio: puoi concorrere, ma senza l’abilitazione parti con uno svantaggio valutativo; in caso di vittoria, dovrai completare i CFU per la conferma.
- Se non sei né abilitato né con 3 anni di servizio: la strada passa dai percorsi abilitanti 60/30 CFU; monitorare i bandi 2025/26 è cruciale per rientrare nel treno giusto.
La traiettoria per il 2025/26
- Bando PNRR3 atteso a fine ottobre 2025 (informativa del 23 settembre ai sindacati), con possibili prove a dicembre e graduatorie entro giugno 2026.
- Percorsi abilitanti: secondo ciclo 2024/25 verso chiusura e terzo ciclo 2025/26 in preparazione; gli atenei pubblicano progressivamente i bandi e i fabbisogni.
Le “pochissime assunzioni” di docenti senza abilitazione non sono un’anomalia, ma la conseguenza prevista della riforma: abilitazione come prerequisito (o, al massimo, come traguardo obbligatorio a breve) e canali transitori destinati a chiudersi. Le tesi di Asset colgono il punto sostanziale: fuori dall’abilitazione, oggi si entra poco e male. La via maestra, per tutti, è una sola: abilitarsi.
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