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Percorsi abilitanti docenti. Servono più posti in tutte le regioni Precari sul piede di guerra
Il terzo ciclo dei percorsi abilitanti per la scuola secondaria riparte con i decreti del Ministero dell’Università e della Ricerca: il D.M. 138 del 27 gennaio 2026 autorizza l’avvio dei corsi e rimanda all’Allegato A per la ripartizione dei posti; il D.M. 137 del 26 gennaio 2026 disciplina invece le riserve. Per il MUR i posti autorizzati sono “circa 60.000” per l’anno accademico 2025/2026.
Dietro quel “circa”, però, c’è un numero più preciso: nell’Allegato A del D.M. 138, sommando i posti indicati per atenei/istituzioni AFAM e classi di concorso, il contingente arriva a 63.890. Un dato che non chiude affatto la partita: la domanda resta altissima e, soprattutto, la distribuzione non rispecchierebbe i fabbisogni reali di molte regioni e di diverse classi di concorso.
Il meccanismo di ripartizione, nero su bianco nell’Allegato A, si basa sul fabbisogno regionale comunicato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e su un criterio che aumenta il fabbisogno del 30%, ripartendo poi i posti tra le istituzioni della regione in proporzione all’offerta formativa presentata. Se dal calcolo escono numeri troppo bassi, scatta la “clausola di sostenibilità”: si tende ad alzare a 10 posti la singola attivazione (salvo offerta inferiore).
Sulla carta è un correttivo per garantire l’attivazione, nella pratica – denunciano i precari – rischia di produrre due effetti: micro-contingenti in alcune aree e selezioni inevitabili dove le domande esplodono. E la selezione è prevista: se le richieste superano i posti, l’accesso avviene tramite graduatoria per titoli/servizio (con criteri allegati ai decreti).
Il MUR negli ultimi cicli ha incrementato l’offerta. Nel 2024/2025, ad esempio, una prima autorizzazione era di 44.283 posti e nel corso dell’anno il totale è salito fino a 79.479 con ulteriori provvedimenti. Eppure, la sensazione diffusa tra i precari è che l’abilitazione resti un imbuto: tanti candidati, posti che non bastano e una distribuzione che non intercetta sempre le urgenze territoriali.
Le richieste che rimbalzano sono ormai ricorrenti:
- aumento dei posti in tutte le regioni, con correttivi veri sulle classi “scoperte” (specie STEM);
- coordinamento più stringente per evitare offerte disomogenee tra atenei;
- costi ridotti o forme di sostegno economico (il tema delle rette è diventato centrale);
- calendari compatibili con l’anno scolastico e con le scadenze delle graduatorie.
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